MARTINA FRANCA — Famiglie giovani e dinamiche, di livello culturale medio-alto, attente all’aspetto ambientale e attratte da servizi di elevato standard qualitativo. Chi investe in attività ricettive in questo fazzoletto di Puglia racchiuso quasi in una circonferenza non può non tenere conto del target cui si rivolgeranno. La zona è quella al confine tra le province di Bari, Brindisi e Taranto e va da Savelletri alla Selva di Fasano per poi passare da Alberobello a Locorotondo, da Martina Franca a Cisternino fino a Ostuni. E’ la Valle d’Itria, che dà il nome ad un festival internazionale e che è meta di un turismo che non ama la confusione delle località balneari ma che non disdegna puntatine sulla costa.

I nuovi investimenti Dopo il trionfo di eleganti residenze ricavate da antichi trulli, che hanno in Alberobello (Patrimonio dell’Unesco) il posto di maggior richiamo, l’elemento distintivo dei luoghi è diventato il recupero di vecchie masserie anche centenarie trasformate dalle abili mani di architetti e designers in resort e relais di gran lusso con annessi centri benessere, piscine, teatri all’aperto. Roba da 300 e passa euro a notte (pranzi esclusi). Basti pensare che l’area conta sette degli otto «5 stelle» della Puglia. Alle porte di Alberobello Vittorio Andidero ha inaugurato un anno fa il Victor Country Hotel. «Si trattava di intercettare - racconta - la forte richiesta di turismo culturale ed escursionistico e la Puglia è da anni al centro di una forte valorizzazione dell’entroterra». In realtà, le opinioni sugli sforzi compiuti per il rilancio della zona sono contrastanti.
Associazionismo valore aggiunto. Da venti anni in località Selva di Fasano opera l’associazione «Pro Selva». Ad animarla è Rosanna Petruzzi, nipote di Aquilino Giannaccari, fondatore dell’azienda di soggiorno e turismo e autore della trasformazione della Casina municipale in polo di attrazione di livello nazionale. Da questo contenitore, punto di riferimento un tempo di artisti come Mina, Milva, Papetti e il primo Battisti e che ha perso negli anni il suo appeal, parte il suo amaro racconto. Il Comune fa un bando per la gestione. Per i prossimi tre anni dietro un canone di soli 5mila euro l’anno il bene sarà nelle mani di Maria Di Bari. Il direttore artistico della stagione è Tommy Rubino. «L’impegno è quello di riportare la Casina al suo vecchio splendore» assicura quest’ultimo. Ma intanto la ripresa è lenta e faticosa. L’immagine simbolo del declino è quella del Minareto, una struttura arabeggiante realizzata nel 1912. Rossana Di Bello da assessora regionale trasferì il bene dalla Regione al Comune. Ora è abbandonato, i ladri si sono portati via anche il cancello d’ingresso. «Vogliamo salvarlo e strapparlo all’oblio» promette Petruzzi. I centri della Valle Dal belvedere del Minareto lo sguardo si allunga sul Canale di Pirro. E’ la linea di confine con la Valle d’Itria vera e propria.
Il Comune ci prova con il Festival dei Sensi. Ma il vero richiamo culturale ed artistico della zona è il Festival della Valle d’Itria. Franco Punzi, già sindaco di Martina Franca, ne è presidente da 31 anni. «Abbiamo mantenuto una identità precisa: la rappresentazione di opere inedite e il tenace rispetto dello Statuto» dice. Ieri si montava il palco nel cortile del Comune, il via il 15 luglio con prenotazioni già arrivate da Stati Uniti, Messico e Giappone. Anche (e soprattutto) questo è fare turismo.
(C) Corriere della Sera
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