Prof. Emilio Nuzzolese, Università di Torino
Prof. Emilio Nuzzolese, Università di Torino

L’odontologia forense è una disciplina ancora poco conosciuta dal grande pubblico, ma svolge un ruolo cruciale nei tribunali e nelle indagini giudiziarie. Dall’identificazione delle vittime nei disastri di massa alla stima dell’età dei minori senza documenti, fino alla ricostruzione delle prove in casi di violenza e omicidio, il contributo dell’odontologo forense è oggi sempre più centrale.

Si tratta di un ambito di confine tra scienza e diritto, dove il dato tecnico deve essere rigoroso, verificabile e comprensibile per il giudice. Ne parliamo con il professor Emilio Nuzzolese, odontoiatra barese e professore associato di Medicina Legale all’Università di Torino, dottore di ricerca e specialista in odontologia forense. Già giudice onorario minorile, Nuzzolese è riconosciuto a livello internazionale e inserito nel 2 per cento degli scienziati più citati al mondo secondo le classifiche elaborate dalla Stanford University in collaborazione con Elsevier.

Professore, che cosa definisce la scientificità dell’odontologia forense?
La scientificità dell’odontologia forense risiede innanzitutto nel metodo. Ogni valutazione deve poggiare su criteri oggettivi, verificabili e documentabili. Che si tratti di identificazione personale, analisi dei segni da morso o stima dell’età biologica, rigore tecnico e tracciabilità dei dati sono imprescindibili. Si tratta di una disciplina complessa, che richiede l’integrazione di competenze odontoiatriche, medico-legali e antropologiche all’interno di un percorso formativo altamente specialistico.

In Italia si parla ancora poco di odontologia forense. Quali sono, a suo avviso, le ragioni?
In Italia l’odontologia forense non ha ancora ottenuto un pieno riconoscimento istituzionale autonomo, nonostante la sua consolidata rilevanza scientifica e giudiziaria. Oggi è comunque indicata tra le discipline dell’albo nazionale dei consulenti tecnici e periti presso i Tribunali. 
In molti Paesi questa figura è formalmente inserita nei sistemi giudiziari e opera in équipe multidisciplinari accanto a medici legali e antropologi forensi. Nel nostro contesto, invece, la competenza specialistica è talvolta sottovalutata. Sono tuttavia convinto che la qualità emerga nel tempo e che la scuola italiana, per tradizione e capacità, saprà conquistare il ruolo che le spetta.

Qual è oggi la principale responsabilità dell’odontologo forense?
Essere garante dei diritti umani dei corpi senza nome e dei minori privi di documenti di identità. Il consulente forense non deve persuadere, ma dimostrare, non deve compiacere, ma documentare. La sua funzione è supportare il giudice e le parti con argomentazioni tecnicamente fondate e scientificamente solide. Ciò richiede indipendenza intellettuale, aggiornamento continuo e piena consapevolezza delle implicazioni etiche e giuridiche del proprio operato.

Come si concilia la dimensione etica con la complessità tecnica della disciplina?
L’etica costituisce il fondamento stesso della credibilità scientifica. Ogni consulente deve preservare la propria libertà di giudizio, evitando qualunque forma di condizionamento proveniente dalle parti.
L’etica professionale non è soltanto un obbligo deontologico, ma un dovere morale nei confronti della società e della giustizia. È ciò che consente alla scienza di essere realmente al servizio dell’uomo. Per questo promuovo una bioetica orientata alla responsabilità dei medici consulenti forensi, affinché il loro operato sia al servizio della collettività, della giustizia e della giustezza.

In quali ambiti si applica oggi maggiormente l’odontologia forense?
Gli ambiti applicativi sono numerosi: identificazione umana in caso di disastri di massa, Disaster Victim Identification, identificazione delle vittime della migrazione, analisi dei segni da morso, determinazione dell’età in soggetti non documentati, valutazione del danno oro-facciale e della responsabilità professionale del medico odontoiatra.Tali interventi richiedono una profonda competenza nella odontologia, unita a conoscenze di medicina legale, antropologia e diritto. L’odontologo forense moderno è, a tutti gli effetti, uno scienziato multidisciplinare con elevato valore sociale.

Le innovazioni tecnologiche stanno modificando il modo di operare dell’odontologo forense?
In modo profondo. Le tecniche di radiologia tridimensionale, gli scanner intraorali, la stampa 3D, l’analisi digitale delle immagini e le applicazioni di intelligenza artificiale stanno rivoluzionando la documentazione e il confronto dei dati dentali e odontoiatrici.
La tecnologia, tuttavia, resta uno strumento: il valore scientifico dipende sempre dalla competenza del professionista e dalla qualità dei protocolli adottati. La validazione metodologica e l’esperienza degli operatori rimarranno punti fermi della disciplina.

Come immagina l’evoluzione dell’odontologia forense nei prossimi anni?
Prevedo innanzitutto l’istituzione di una scuola di specializzazione in odontoiatria legale e forense. La disciplina sarà sempre più integrata nelle indagini multidisciplinari e supportata dalle tecnologie digitali. Autopsie virtuali, teleconsulenza, metaverso e analisi tridimensionali diventeranno strumenti di routine, su cui peraltro ho in corso numerosi progetti di ricerca. A ciò si accompagnerà un pieno riconoscimento accademico e normativo dell’odontologia forense, con una chiara definizione di funzioni e competenze rispetto al medico-legale.

Che messaggio desidera trasmettere alle nuove generazioni di professionisti forensi?
Studio, metodo, etica e umiltà. Nessuna scienza si improvvisa, tanto meno quella forense, nella quale ogni errore può avere conseguenze giudiziarie, etiche e morali anche a distanza di anni. Un'occasione di formazione può essere il corso di perfezionamento in odontologia forense che si svolgerà a Torino il prossimo aprile. È fondamentale formarsi con rigore, scegliere maestri autorevoli e coltivare uno spirito critico privo di presunzione. La scienza non ha bisogno di protagonismo, ma di dedizione silenziosa e rispetto per la verità, anche attraverso attività di consulenza pro bono.
È il valore dell’impegno scientifico e civico a lasciare un segno concreto: il privilegio di essere scienziati comporta una responsabilità, quella di restituire competenze alla collettività e alla scienza applicata alla giustizia.

Conclusione
La figura del Prof. Emilio Nuzzolese incarna i principi cardine della moderna odontologia forense: competenza, indipendenza e integrità. Il suo percorso scientifico e umano dimostra come la conoscenza, quando guidata da coerenza e passione, possa trasformarsi in servizio alla giustizia e strumento di civiltà. La scienza forense non è spettacolo, ma responsabilità: l’impegno quotidiano di chi, attraverso la verità oggettiva, restituisce dignità alla persona e alla società.