Il concerto -dedicato ad Astor Piazzolla di cui quest’anno si celebra il centenario della nascita (avvenuta a Mar del Plata l11 marzo 1921)- è un treno da cui non si vorrebbe mai scendere, attraverso un paesaggio pieno di colori che racconta la passione di un incontro, la tristezza della solitudine, il ricordo di una persona cara, un passato da cancellare, il fuoco vivo di un amore, la profonda oscurità della lontananza… sentimenti che tutti abbiamo vissuto o vivremo sicuramente (di questo sono certa).

Alessandro –definito ‘il più classico del violinisti rock, il più rock dei violinisti classici’ o come qualcuno ha sottolineato, ‘il violinista che con le sue incendiarie escursioni nell’immaginario musicale all around sta cambiando la fisionomia dello stile violinistico contemporaneo’ – irrompe con ‘Chau París’ (saluto accorato e nostalgico alla grandeur della Ville Lumière) e continua con ‘Cité Tango’ (che dipinge i suoi anni negli Stati Uniti), ‘Río Sena’ (con le sue dame infide e maliziose che passeggiano lungo le rive del fiume), ‘Oblivion’ (in cui viene esposta magistralmente tutta la ricchezza espressiva del tango), ‘Adíos Nonino’ (dedicato al padre e composto alla notizia della sua scomparsa)…e poi ‘Jeanne y Paul’, ‘Fracanapa’, ‘Years of solitude’, ‘Muerte del Ángel’, fino ad una straordinaria interpretazione del celeberrimo ‘Libertango’, a confermare l’eccezionale vena esecutiva del solista (‘umile servitore di Bach’) che lasciano l’ascoltatore davvero ammaliato.

Picasso diceva che  ‘L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni’ e George Bernard Shaw rifletteva che ‘Si usano gli specchi per guardarsi il viso e si usa l’arte per guardarsi l’anima’. 

Non ce lo dimentichiamo:  L’ARTE E’ VITA!

 Paola Cecchini

 

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