Il processo è stato chiesto per il presunto tentativo della società lussemburghese "Iskenia" di costruire una struttura alberghiera sui 285mila metri quadrati di terreno agricolo tra via Vecchia Frigole, via Torre Veneri e la tangenziale Est, a {affiliatetextads 1,,_plugin}Lecce. Bisognerà stabilire se siano state commesse irregolarità nell'acquisto dei terreni per quasi un milione e 200mila euro che poi, per effetto di scelte compiute dall'amministrazione Poli, avrebbero assunto un valore di molto superiore: quasi sei milioni e mezzo di euro. Il tutto a vantaggio di Montefrancesco, consuocero di Poli, e di altri parenti tra cui il marito che curò la vendita dei terreni intascando una parcella di 35mila euro.
L'ex sindaca di Lecce risponde di due accuse di tentato abuso d'ufficio (una delle quali in concorso con gli altri imputati) e rivelazione di segreto d'ufficio; l'avvocato Bortone di truffa aggravata dalla rilevante gravità e dall'abuso di prestazione d'opera.
Secondo l'accusa, la Poli si sarebbe dovuta fare da parte, da sindaca, al momento della votazione delle delibere sulla trasformazione in suoli edificabili di quelli che erano terreni agricoli: attorno alla "Iskenia" ruotavano infatti interessi di persone a lei legate da vincoli di parentela. In questa ricostruzione si inserisce anche l'accusa di rivelazione di segreto d'ufficio: l'allora prima cittadina leccese avrebbe informato il marito e la società "Iskenia" delle bozze di Dpp (Documento programmatico preliminare) sulla variante dei terreni di interesse delle società stessa.

(C) Iltaccoditalia.info