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Scritto dallo stesso artista e prodotto da Emiliano Soriente ed Emiliano Imondi, che hanno vestito un testo dal profondo valore introspettivo di penetranti vibrazioni sospese tra romantica quiete ed effervescente dinamismo, il brano è lo specchio di un volto celato da tutte quelle maschere che ciascuno di noi indossa quotidianamente, per timore di far trasparire le proprie fragilità, quei momenti di debolezza che irrompono anche nei temperamenti più carismatici, senza bussare alla porta, senza chiedere il permesso; piccoli e grandi cedimenti che evitiamo di mostrare non soltanto per paura del giudizio, ma soprattutto, per impedire di deludere e ferire le persone che amiamo – «chi mi conosce mi disegna presto, sorriso a cento denti che riflette dentro» – , coloro che mai vorrebbero vedere le ombre attraversarci – «io che ricalco quell’ amara descrizione, se decido poi di piangere, lo so che cambio intenzione».

Maschere che ci inducono a domandarci quanto di reale gli altri conoscano della nostra personalità, maschere che gravano sulla concezione che abbiamo di noi stessi, perché oberano sulla veridicità di ciò che siamo; un duplice fardello tra realtà e apparenza – «sono stanco sai delle apparenze, più le combatto, mi ci incazzo» -, in bilico tra la consapevolezza di non voler tradire le aspettative altrui e l’apprensione nel dubbio di ferirli ancora di più, occultando i nostri lati oscuri e melanconici, a favore di una spensieratezza fittizia, di una gioia distopica e simulata – «mi incastro e mi ritrovo che fingo io che vada sempre immensamente tutto bene, che un calo fisico e mentale no, non mi appartiene».

I colori vividi e brillanti degli aquiloni, così come le stelle, vengono offuscati durante il giorno da minuscoli frammenti, particelle specchio, che diffondono la luce, impedendoci di percepire l’avvolgente fulgore che li caratterizza, proprio come i nostri momenti di cedimento sono spesso impercepibili alle persone a noi più care, perché abbagliate dalla vitalità che abbiamo sempre mostrato loro.

Ma se nella serena pace del tramonto, la frenesia della vita appare smorzarsi dinanzi al tuffo del sole nell’immensità di un futuro che risuona di speranza, allo stesso modo, il protagonista del pezzo si ritrova ad abbandonare ogni parvenza abbandonando se stesso alla sua autenticità, a quella libertà personale che si identifica con la vera essenza di ciascuno di noi. Uno spazio in cui le lacrime possono fluire per liberare il gli argini del cuore dal dolore, dall’amarezza e dalla disillusione, un luogo in cui il pregiudizio viene preso per mano e condotto dall’altra parte del riflesso in cui ci rispecchiamo, la nostra vera natura, l’unica meta in cui, attraverso la conoscenza, ogni preconcetto può sgretolarsi.

Ed è così che la nostra animametaforicamente comparata nella release ad un aquilone, si libera da filtri e convenzioni, lontana dagli sguardi e dalle attenzioni condizionate di chi ci circonda, per tracciare una propria rotta, un percorso esclusivo e soggettivo in cui può finalmente abbracciare la sua originaria inclinazione.

«In un mondo di maschere – dichiara Mirco Olivastri – la più innocente è la mia, una maschera che tutti a volte indossiamo, per nascondere momenti no, vuoti, turbamenti, pensieri, ricordi e storie complicate, perché riteniamo che non verrebbero capiti. Allora, cerchiamo di mostrare alle persone a cui vogliamo bene quello che li abbiamo abituati a vedere di noi, la nostra parte solare, energica e frizzante. Ma alla sera, dal tramonto in poi, ci ritroviamo a fare i conti soltanto con noi stessi, liberando ciò che realmente siamo. Sarebbe meraviglioso poter essere sempre se stessi anche in mezzo alla gente, ma la vita è una corsa, le persone sono frenetiche ed ecco qui che la pace e la consapevolezza di sé la si trova quasi sempre alla sera, dal tramonto, che segna la fine di ciò che è stato e la speranza di quel che sarà; ed è lì, in quel frangente, che io mi sento finalmente me stesso, vero, ed il mio aquilone senza filo, libero da vincoli, da mani e da sguardi indiscreti, può così capire e tracciare il proprio itinerario».

Accompagnato dal videoclip ufficiale diretto da Bez Yorke per Metti Eiby Video Lab e nato da un’esperienza diritta dell’artista, che ha trascorso un periodo cupo a causa di una problematica alle corde vocali, “Aquilone senza filo”, con iconiche grafiche a cura di Samantha Soldini, è un inno alla liberta di essere se stessi, ma al contempo, evidenzia la necessarietà di trovare e riservarsi uno spazio personale, in cui dar sfogo alle molteplici sfumature del proprio essere, senza timori e senza giudizi.

video link: https://www.youtube.com/watch?v=a0PrtvyozYk

Biografia

Mirco Olivastri è un cantautore romano classe 1992. Si avvicina alla musica e alla scrittura fin da bambino, iniziando dalla trascrizione dei testi delle sue canzoni preferite, fino ad arrivare alla creazione di pezzi inediti, che attingono alle sue esperienze di vita. Un passato complesso e difficile, che l’artista non traspone mai in un’ottica e con un’accezione negativa, bensì di crescita e maturazione, da cui apprendere per migliorarsi. L’attitudine alla musica gli viene in gran parte trasmessa dal padre (ex speaker radiofonico) e più in generale dalla famiglia, proprietaria di un noto locale di performance live della Capitale: osservando e vivendo con lo sguardo curioso e appassionato le esibizioni di moltissimi artisti, Mirco comprende presto che la sua strada si sarebbe intrecciata con la passione per la scrittura ed il canto.

Tra i tanti interpreti e cantautori che ha il piacere di ascoltare dal vivo, Fabrizio Moro, Franco Battiato, i Nomadi e gli Stadio sono coloro, insieme a Lucio Battisti, che lo ispirano maggiormente, influenzando la sua già intrinseca predisposizione alla composizione di testi introspettivi ed intimisti. Studia chitarra da autodidatta ed intraprende la formazione nel canto, con l’obiettivo di migliorare le sue competenze professionali e di esprimere al meglio, nell’atto interpretativo, le emozioni che caratterizzano ogni suo progetto. Nel 2020 pubblica i suoi primi due singoli ufficiali, “Il Profumo della Luna” (feat. Veronica) e “Check-In”, che gli consentono di essere notato da alcuni addetti ai lavori e di ricevere la proposta di partecipare a Casa Sanremo. Per l’occasione, Mirco presenta “Fa’ Qualcosa”, un vero e proprio inno al coraggio dalle sfumature rockeggianti che conquista pubblico e critica. L’anno successivo, è il turno di “Il Cielo nientemeno”, una release sognante e delicata, in cui l’artista descrivere il suo rapporto con il Cielo, facendo leva sull’idea che ogni evento atmosferico sia il risultato dei sentimenti provati da noi esseri umani sulla Terra ed evidenziando il concetto che, per il Cielo, siamo tutti molto più di ciò che crediamo di essere.

Pochi mesi più in là, nell’Ottobre del 2021, esce “Incenso e rosa”, un’intensissima lettera a cuore aperto da genitore a figlio e viceversa, che tratta, con un’incredibile raffinatezza emotiva ed espressiva, la delicata tematica della perdita di una persona cara, trasformandola da una dolorosissima assenza, ad una presenza luminosa e costante, in grado di guidarci, sorreggerci ed avvolgerci nell’abbraccio dell’Amore. Lontano da definizioni di generi ed etichette, Mirco Olivastri si contraddistingue per una scrittura personalissima dal forte impatto emozionale che, unita ad una caratura vocale fortemente riconoscibile, lo rende una delle più brillanti proposte del nuovo cantautorato italiano maschile.

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