Se le elezioni non le ha vinte, di certo ne è stato uno dei protagonisti più significativi, il partito degli astensionisti. Peccato, però, che i commenti e le riflessioni su questa forza silenziosa che ingrossa la sue file ad ogni tornata elettorale durino lo spazio di un mattino: giusto il tempo che nei salotti televisivi intercorre tra un exit poll e le prime proiezioni. Basta che la politica cominci a dare i suoi numeri che il partito silenzioso è già bell’e dimenticato.Noi invece vogliamo tornare sull’argomento, proprio a partire dai numeri, quei numeri che solitamente vengono sottovalutati nelle analisi politiche, e che non si riferiscono alle percentuali ottenute dai singoli candidati e dai singoli partiti, ma dai voti in assoluto, quelli cioè che indicato quante donne e quanti uomini si siano recati alle urne ed abbiamo votato per questo o quel candidato, per questo o per quel partito.
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Un trionfo, scandito dallo sprint vincente di Cota in Piemonte, dall’affermazione netta di Zaia in Veneto (dove le camicie verdi sono il primo partito con il 35% dei consensi) e dall’incredibile crescita in Lombardia (passando dal 15,8% delle precedenti regionali al 26,2%). Uno shock per gli altri partiti, indipendentemente dal colore, perché Bossi e i suoi sembrano avere sempre più in mano le chiavi del Nord, che al centrosinistra appare come una sorta di fortino inespugnabile, mentre al Pdl appare come una montagna che crolla sotto i propri piedi. Già, perché al nord a perdere non è solo il Pd, ma è soprattutto il partito di Berlusconi, in netto calo e, nel caso del Veneto, addirittura scavalcato dai leghisti. Il Pdl crolla, perde voti e non regge il confronto in nessuna delle tre regioni vinte nell’area padana.
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SAN FERDINANDO - Approvato e finanziato dalla Regione Puglia il progetto “Le porte del Parco fluviale della Val d’Ofanto”. Con deliberazione n°698 del 15 marzo 2010, la giunta regionale ha approvato il protocollo d’intesa ed ammesso a finanziamento il progetto “Le porte del Parco fluviale della Val d’Ofanto” dell’importo di 1.800.000 euro, presentato dai Comuni di Trinitapoli e San Ferdinando, Margherita di Savoia, Ascoli Satriano, Candela, Rocchetta Sant’Antonio, Cerignola, Barletta, Canosa di Puglia, Spinazzola e Minervino Murge.
BARI - «Il Governo a trazione leghista – denuncia l'assessore all'Ecologia, Onofrio Introna, che in questi giorni sostituisce per l'ordinaria amministrazione il presidente Vendola – ha già fatto la prima vittima post elettorale: la ferrovia Foggia-BeneventoBari - Roma). (Guarda il VIDEO). Il Consiglio dei Ministri, preoccupato per la poltrona di Raffaele Fitto, ieri non ha trovato né tempo e né voglia di occuparsi della frana di Montaguto, in provincia di Avellino, che ha interrotto da quasi un mese i collegamenti ferroviari tra la Puglia e Roma.
BARI - Di seguito, una dichiarazione dell’assessore regionale Losappio: «Per le sue politiche di “tagli” e di presunto “risparmio” il Governo Nazionale ha pensato bene di prendersela con le piccole case editrici individuate, evidentemente, come la centrale degli “sprechi”. Con il decreto interministeriale del 30 marzo 2010 è stata sospesa l’applicazione delle tariffe agevolate relative ai pacchi postali per l’editoria. Da ieri, dunque, viene applicata la tariffa piena ai pacchi editoriali eliminando le agevolazioni per l’editoria. Per il governo, dunque, se si spediscono colombe pasquali o libri non c’è differenza. La differenza purtroppo la conoscono bene le tante piccole case editrici che sono il vanto dell’Italia e della nostra Regione e che ora rischiano il soffocamento anche per queste scelte governative così insensate e penalizzanti.» Non erano finte le dimissioni di Raffaele Fitto da ministro. E non era finto il ritardo del presidente Berlusconi nel rigettarle. Il gesto di Fitto rispecchiava non solo uno stato d’animo. Era l’assunzione di una responsabilità politica in prima persona. Due volte sconfitto nella scelta del candidato sindaco di Bari contro Emiliano. Due volte sconfitto contro Nichi Vendola alla presidenza della Regione. Tutto sulle sue spalle. Ma la precisazione del premier è stata limpida e chiara. È vero che la scelta di candidare Rocco Palese era stata una imposizione di Fitto. Ma era condivisa da tutto il partito. E Adriana Poli Bortone non era più nel partito. Era con l’Udc di Casini. Invano Berlusconi aveva tentato di convincere Fitto a candidarla.
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