Lunedì 26 gennaio, al termine della Santa Messa, celebrata presso la chiesa di San Vito Martire nella frazione di Coreggia in onore di San Sebastiano, patrono della Polizia Locale — celebrazione rinviata in segno di rispetto e per onorare la memoria del cittadino alberobellese Claudio Salamida — si è svolta la cerimonia istituzionale di conferimento degli encomi al personale della Polizia Locale di Alberobello.
Nel corso della cerimonia, il Sindaco di Alberobello, Francesco De Carlo, ha conferito encomi ufficiali agli operatori della Polizia Locale e ai referenti coinvolti nelle attività di sicurezza e organizzazione svolte in occasione della 108ª edizione del Giro d’Italia, evento sportivo di rilevanza internazionale ospitato dal Comune di Alberobello il 13 maggio scorso.
Il riconoscimento è stato attribuito per l’eccezionale impegno e l’elevato senso del dovere dimostrati nella gestione, pianificazione e organizzazione della viabilità, nonché nel coordinamento operativo delle attività, che hanno consentito il regolare e sicuro svolgimento dell’evento, garantendo la tutela dell’incolumità pubblica di cittadini, atleti e visitatori.
Nel corso del suo intervento, il Sindaco Francesco De Carlo ha dichiarato: «Gli encomi conferiti rappresentano un doveroso e sentito riconoscimento all’impegno, alla professionalità e al senso di responsabilità dimostrati quotidianamente dal Corpo di Polizia Locale. In occasione di un evento di rilevanza internazionale come il Giro d’Italia, così come nelle attività ordinarie di servizio, gli operatori hanno saputo garantire elevati standard di sicurezza e di tutela dell’incolumità pubblica, offrendo un esempio concreto di dedizione alle Istituzioni e di servizio alla comunità di Alberobello».
Il risultato conseguito assume particolare rilievo anche in considerazione dell’esiguo organico del Corpo di Polizia Locale, dimensionato sulla base del numero di cittadini residenti anziché su quello effettivo dei visitatori che quotidianamente transitano in città. Questa criticità viene superata grazie alla dedizione, allo spirito di sacrificio, alle elevate capacità organizzative e al profondo senso di appartenenza alle Istituzioni dimostrati dal personale. Sono stati destinatari degli encomi:
Un encomio speciale è stato conferito al Vice Sovrintendente Giuseppe Salamida per l’elevato senso del dovere, la prontezza operativa e la spiccata professionalità dimostrate in occasione di un tempestivo intervento a seguito di un malore improvviso occorso al conducente di un veicolo che aveva perso il controllo dello stesso. L’operatore, con lucidità, competenza e straordinaria padronanza di sé, poneva in essere manovre salvavita determinanti, prestando immediata e continua assistenza alla persona in pericolo fino all’arrivo del personale sanitario.
Nel corso della cerimonia, la Comandante del Corpo di Polizia Locale, Commissario Capo Teresa Sibilio, ha inoltre provveduto alla consegna delle stellette di Vice Commissaria a Martina Zaccaria, Vice Sovrintendente fino al 31 gennaio 2026. La nuova qualifica decorrerà dal 1° febbraio 2026.
Il Sindaco ha infine espresso formale ringraziamento al personale della Polizia Locale collocato in quiescenza, procedendo alla consegna di targhe di riconoscimento per il servizio reso nel corso degli anni con dedizione e spirito di servizio istituzionale:
In conclusione, il Primo cittadino ha espresso l’augurio di “buon lavoro” a tutto il personale della Polizia Locale, rinnovando l’invito a proseguire nell’attività quotidiana con lo stesso impegno, senso del dovere e spirito di accoglienza, a tutela della sicurezza e della legalità, per garantire un servizio sempre più attento alle esigenze della comunità alberobellese e dei numerosi visitatori che ogni giorno scelgono la Città dei Trulli come meta culturale e turistica.
Il 29 gennaio esce per Azzurra Music il libro “Sanremo e la classifica del tempo” (100 canzoni non incoronate dal festival diventate immortali), firmato da Marco Rettani e Nico Donvito, in una data simbolica che coincide con il giorno di partenza della prima edizione del festival di Sanremo.
«È arrivato il momento – ha esordito Nico Donvito, coautore di questo progetto – Il 29 gennaio non è una data qualunque: è lo stesso giorno in cui, nel 1951, partiva la prima edizione della kermesse».
Il volume ripercorre le storie di 100 canzoni del festival che non hanno vinto, ma che nel tempo sono diventate autentici classici della canzone italiana. Tra i brani raccontati ci sono “Papaveri e papere”, “24 mila baci”, “Il ragazzo della via Gluck”, “La voce del silenzio”, “Piazza grande”, “Maledetta primavera”, “Sarà perché ti amo” e “Felicità”, canzoni che hanno perso una gara, conquistando generazioni di ascoltatori.
«Cento canzoni, cento storie – ha osservato Donvito – Siamo andati alla ricerca dei motivi più popolari e cantabili, ma anche degli aneddoti più curiosi e speciali. Ci siamo lasciati travolgere dalla musica di vari decenni, per poi scoprire che l’ultima parola ce l’ha sempre il tempo».
Il libro si apre con tre preziose introduzioni composte da contributi originali e generosi di Renzo Arbore, Peppe Vessicchio e Vincenzo Mollica, che offrono uno sguardo personale e appassionato sul festival, andando oltre la dimensione competitiva. A chiudere il volume, una lettera intensa e affettuosa di Pippo Baudo, dedicata alla manifestazione che ha segnato la storia della musica italiana, tra le sue ultime testimonianze rilasciate prima della scomparsa.
«Ho sempre pensato che la vera vittoria di una canzone sia riuscire a restare – ha precisato Marco Rettani, l’altro autore – Restare nei ricordi, nelle ferite, nelle gioie, nelle partenze, nei ritorni. Questo libro è un atto d’amore verso quelle canzoni che il tempo ha saputo premiare meglio di qualsiasi giuria».
Il progetto nasce da un anno di ricerca approfondita, sviluppata attraverso l’esame di oltre 2.000 canzoni, fino alla selezione delle 100 più rappresentative: si tratta di brani popolarissimi, alcuni dei quali capaci di introdurre temi nuovi o linguaggi innovativi all’interno del festival.
«Sono brani che hanno perso una gara, ma hanno vinto il tempo – ha puntualizzato Donvito – Canzoni entrate nelle case, nelle auto, nelle storie d’amore, nelle ferite e nei ritorni di intere generazioni. Canzoni che, a distanza di anni, continuiamo a cantare e a farci cantare».
Ogni capitolo si completa con 100 commenti di artisti, autori e addetti ai lavori, che offrono punti di vista differenti e rendono il racconto corale, vivo e partecipato.
«In questo libro raccontiamo 100 canzoni che non hanno vinto Sanremo – ha spiegato Rettani – Non hanno alzato al cielo la statuetta del leoncino con la palma, non sono arrivate prime nell’immediato, eppure hanno ottenuto qualcosa di molto più raro e duraturo di un illustre soprammobile: il ricordo affettuoso e incondizionato del pubblico».
“Sanremo e la classifica del tempo” è composto da 324 pagine a colori, con formato quadrato ispirato al vinile, e presenta un cd speciale contenente 16 canzoni selezionate tra le cento raccontate, fra cui “Una lacrima sul viso” (Bobby Solo), “Bisogna saper perdere”(The Rokes), “Montagne verdi”(Marcella Bella), “Sarà perché ti amo”(Ricchi e Poveri), “E dimmi che non vuoi morire”(Patty Pravo) e “A casa di Luca” (Silvia Salemi); ogni brano da leggere nel volume è inoltre accompagnato da un QR code che consente l’ascolto diretto su Spotify, rendendo l’opera interattiva e contemporanea.
Il libro è disponibile su tutti i principali store digitali, tra cui Amazon, e nelle librerie fisiche con distribuzione nazionale, comprese le principali catene come Feltrinelli.
Una classifica senza vincitori né vinti, dove a contare davvero è la capacità di una canzone di entrare nel cuore di chi l’ascolta, grazie alla forza della musica.
Gli autori del libro sono Marco Rettani, nato a Voghera nel 1963, scrittore, autore, compositore e produttore discografico, e Nico Donvito, nato a Milano nel 1986, giornalista musicale e dal 2024 dirige la testata Recensiamo Musica.

Morphide – è uscito “Mental”
“Anche gli eroi muoiono” è il nuovo album di Kid Yugi
Milano. «Viviamo di paragoni e metafore, siamo continuamente bombardati da informazioni: il tempo è giudice delle cose ma siamo una pedina in mano alla società».
Ha esordito così l’artista massafrese multiplatino Kid Yugi durante la presentazione del suo terzo album “Anche gli eroi muoiono”, in arrivo il 30 gennaio, contenente ben 16 tracce, in vinile versione “funerale edition” autografato e non e in cd autografato e non, cui è possibile abbinare l’esclusivo ‘taccuino’ che racchiude i testi e le illustrazioni dell’album.
Ad accompagnare il disco c’è un film-documentario “Genesi e ascesa di un anti-idolo” già disponibile la prima parte su YouTube, e che arriva in versione completa in anteprima in alcuni cinema selezionati in Italia in contemporanea il 28 gennaio, Orfeo di Milano, Barberini di Roma, Modernissimo di Napoli e Savoia di Taranto. Nel documentario, una serie di interviste da parte dello staff, amici e collaboratori dell’artista è intervallata da immagini della realtà quotidiana di Kid Yugi; non mancano anche i momenti ‘backstage’ sulla lavorazione degli album “The globe” e “I nomi del diavolo” che hanno trasformato Francesco Stasi in uno degli idoli rap del momento: l’ultimo album è certificato 5xplatino, ha venduto 250.000 copie e ha trascorso ben 41 settimane nella top10 della classifica album.
Tornando all’album “Anche gli eroi muoiono” è stato preceduto da un suggestivo trailer ambientato su un set cinematografico, in cui viene messo in scena il funerale dell’artista: la cinepresa segue i personaggi che si stringono intorno alla bara, mentre l’attore Filippo Timi recita un monologo e prima di traghettare gli spettatori verso un colpo di scena finale.
Inoltre è apparso un gigantesco memoriale in piazza XXIV Maggio, nel cuore di Milano, con una statua e la data di uscita dell’album, 30.1.2026.
«Operare il bene con tutte le proprie forze vuol dire essere un eroe? O fallire miseramente in nome di un’utopia? O dare prova di coraggio e abnegazione di fronte a pericoli ed avversità? – ha osservato il rapper – Ecco, tutte queste definizioni sono sbagliate, vecchie, obsolete, superate, adatte ad epoche passate, ad un mondo in cui la distinzione tra bene e male appariva netta e irriducibile. La società contemporanea, quella dei consumi che promuove l’individualismo e glorifica l’egoismo, la società che ha sacrificato i valori della giustizia sostituendoli con quelli del merito, è riuscita ad amalgamare i due assoluti».
Il confine sottile tra bene e male, un’attenta analisi della società contemporanea, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, riferimenti letterari e cinematografici, sono ancora i temi portanti della scrittura di Yugi, le cui barre sono tra le più originali e interessanti del panorama musicale italiano.
«Quindi, se bene e male si somigliano, se l’essere umano opta per l’uno o per l’altro secondo un unico criterio, l’utilità, come possiamo noi riconoscere un eroe? O, ancor peggio, è possibile che questo mondo non sia più capace di crearne? – ha sostenuto – Ecco che la civiltà ha sopperito a questi dilemmi nel modo più stupido e ingiusto: rendendoci tutti speciali o, almeno, facendocelo credere; ci hanno insegnato che ognuno di noi è l’eroe della propria storia, che ognuno di noi è un predestinato, un talentoso, un genio mandato su questa terra per assolvere ad un compito divino: in questo credete voi e in questo credo anch’io. Ed ora più che mai la mia missione mi appare chiara, limpida come il cielo di marzo, io sono il vostro memorandum, e porto un unico messaggio: anche gli eroi muoiono».
Il nuovo album di Kid Yugi ruota attorno ad un ‘concept’ ben definito: gli eroi sono le persone comuni, che dettano la trama delle proprie storie ma, come tutte le storie, c’è sempre un inizio e c’è una fine.
Kid Yugi ha anticipato l’album con “Berserker” (“pelle d’orso” in antico norvegese) in cui si scaglia contro i falsi miti, la corruzione della società odierna attraverso il potere delle armi e la droga.
In collaborazione con Anna, Kid Yugi ha pubblicato il brano “Push it” che segna la prima collaborazione tra i due artisti.
«Sono felice di questa collaborazione, apprezzo molto Anna e quello che ha fatto nella scena urban in Italia – ha puntualizzato – Mi è piaciuto portare un po' del suo mondo in un mio pezzo: girare anche il video con lei è stato molto divertente. Spero i nostri fan lo apprezzeranno».
In “Davide e Golia” il riferimento biblico è l’outro dell’album.
«Chiude il disco con un’idea che mi ronza per la testa: non siamo parte del conflitto, siamo il conflitto, siamo sia Davide che Golia – ha sottolineato – Ogni esistenza deve confrontarsi con l’ineluttabilità della propria condizione».
L’artista conta oltre 3 milioni e 350 mila ascoltatori mensili su Spotify e ha convinto tutti con il suo mix unico ed esplosivo di realness e riferimenti letterari e cinematografici fin dal primo progetto e ad oggi l’artista ha accumulato la cifra stratosferica di oltre 2 miliardi e mezzo di stream totali ed è tra gli artisti più ascoltati in assoluto su Spotify Italia.
Franco Gigante

Hertzen – è uscito “In the Shadows”
Roberto Formignani chitarrista, autore e cantante con una solida formazione blues maturata fin da giovanissimo, pubblica ‘202’, disponibile su tutte le piattaforme digitali e in formato fisico.
Il titolo dell’album racchiude una serie di riferimenti simbolici e personali: il giorno e il mese di nascita dell’artista e quello della chitarra raffigurata in copertina e utilizzata per incidere, la numero 202 di 300 esemplari.
‘202’ è nato, come tutte le produzioni precedenti, da un processo creativo lento e stratificato, fatto di idee catturate nel tempo. Spunti melodici, riff di chitarra e frammenti musicali sono stati spesso registrati in modo istintivo, anche solo con un telefono, per poi essere sviluppati successivamente in studio dove sono state costruite le prime strutture.

L’album si muove attraverso storie, immagini e suggestioni che attraversano il tempo, la memoria e l’esperienza personale di Roberto Formignani. 'Early Fifties' apre il racconto con uno sguardo immaginario ai favolosi anni ’50, quando il rock’n’roll dominava la scena, evocando un’epoca non vissuta ma profondamente sentita.
'Dirty Road' racconta invece il percorso faticoso e spesso solitario di un musicista, costretto a confrontarsi con le regole del mercato discografico e con le mode del momento.
Con 'The Blues Door (Gorée)' lo sguardo si allarga alla storia: l’isola di Gorée, in Senegal, diventa simbolo della deportazione degli schiavi africani verso l’America, attraverso quella porta affacciata sull’oceano da cui partivano viaggi senza ritorno.
'Hey My Lord' introduce una dimensione spirituale, parlando di una presenza amica e costante che accompagna l’uomo lungo tutto il cammino della vita.
La musica torna a essere identità e resistenza in 'Like When I Was Young', dove quella del blues è una chiamata interiore che ancora oggi si fa sentire mantenendo intatta la passione e l’autenticità degli inizi.
'Running On The Mountain' è uno strumentale frenetico e visionario, un viaggio immaginario tra salite e discese, dove ritmo e chitarra guidano la corsa.
Con 'All In Vain' emerge la disillusione di chi cresce credendo che la musica possa cambiare il mondo, per poi scoprire quanto questo sogno possa apparire fragile nonostante l’impegno quotidiano.
'Irish' porta un cambio di atmosfera con un tema che richiama una giga irlandese, sostenuto da un ritmo incalzante sul quale la chitarra si muove libera nell’improvvisazione.
Il percorso si chiude con 'Refugiados', un brano intenso in cui chitarra classica e Dobro si intrecciano evocando il dramma di chi cerca rifugio, sia fisicamente che spiritualmente, lasciando l’ascoltatore con una riflessione profonda sul senso del viaggio e dell’appartenenza.
L'album è stato inciso a Sermide (MN), presso il Sonic Design di Marco Malavasi con l'ausilio di Roberto Morsiani (batteria) e Alessandro Lapia (basso). La foto di copertina è una fotografia di Guido Harari e la grafica è stata curata da Loriano Pellegrinelli.
[LINK SPOTIFY: https://open.spotify.com/intl-it/album/0ojjEGwQ60AaeiIiy9oo2V?si=TBQxut3JQxGo4I0oJcmTPg ]
Roberto Formignani si avvicina al blues in giovanissima età, affascinato da un mondo sonoro scoperto tra i dischi jazz del padre e quelli rock del fratello maggiore.
A dodici anni acquista la sua prima chitarra e trascorre interi pomeriggi a studiare lo strumento, tentando di riprodurre i suoni che escono dal giradischi accanto a lui.
L’incontro con l’armonicista Antonio D’Adamo segna una svolta decisiva: i due diventano inseparabili e fondano la Mannish Blues Band. Dalle prove in garage ai primi concerti nei locali fumosi di Ferrara e provincia, il percorso cresce rapidamente fino alla partecipazione a Quelli della Notte, storico programma di Renzo Arbore.
Da lì il gruppo intensifica l’attività live, calca palchi sempre più importanti, suona prima di B.B. King a Pistoia e si afferma sulle principali piazze italiane.
Con il passare del tempo i progetti cambiano, ma la fedeltà di Formignani alla chitarra e al blues resta immutata. Suona in tutta Italia con artisti come Dirk Hamilton e Andy J. Forest, incide dischi con i Bluesmen e nel 2000 viene nominato presidente dell’Associazione Musicisti di Ferrara, incarico che ricopre tuttora.
Nel 2020 pubblica a suo nome l’omonimo album ‘Roberto Formignani’, seguito nel 2021 dall’Ep strumentale ‘Soundtracks’ e nel 2026 dal nuovo album ‘202’.
Web: www.robertoformignani.it
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